- Mangiare poco e spesso
- Fai uno spuntino ogni 2-3 ore, non fare pasti pesanti, mangia cibi secchi come biscotti, crackers, fette biscottate, grissini. Evita tutti gli alimenti che ti provocano la nausea, che hanno odori particolari o fastidiosi.
- Zenzero contro la nausea. Uno studio condotto da un'èquipe di ginecologi dell'Ospedale maggiore di Bangkok in Thailandia ha stabilito che lo zenzero può essere un valido alleato per combattere la nausea che assale le donne in gravidanza. 40 donne incinta a cui è stato somministrato un pizzico di zenzero al giorno hanno avuto molto meno disturbi di nausea e vomito rispetto ad altre 40 donne gravide alle quali è stato dato un placebo.
- Aumentare l’apporto di zinco che si trova in banane, cereali integrali, pesce, legumi e latticini
- Abolire i cibi speziati, grassi, fritti o conservati in scatola che possono rallentare la digestione
- Evitare di bere appena alzate, ma tenere sul comodino cibi secchi e salati come crackers o pane tostato, da sgranocchiare per tamponare la nausea del risveglio, più forte perché lo stomaco è vuoto
- Durante la giornata dissetarsi con bevande acidule, per esempio una limonata rinfrescante.
- Se la nausea non passa, tenere in bocca una gomma da masticare, oppure fiocchi d’avena o anche una nocciolina salata
- Evitare i cibi e gli odori sgraditi, che possono favorire la nausea
- Arieggiare spesso gli ambienti chiusi per evitare il ristagno di odori.
martedì 10 marzo 2009
La nausea in gravidanza
venerdì 6 marzo 2009
Allattamento al seno
è completo e soddisfa al meglio i suoi bisogni nutrizionali, senza bisogno di aggiuntelo protegge meglio dalle infezioni (intestinali, soprattutto) e dalle allergie è sempre pronto, a costo zero, alla temperatura ideale aiuta mamma e bimbo a creare un profondo legame affettivo Sono veramente eccezionali le situazioni in cui è necessario sospendere, del tutto o temporaneamente, l'allattamento, e sarà il medico a individuarle
Si può allattare in molte posizioni, per iniziare le più comode sono da sdraiate sul fianco e da seduta.
In entrambe il bambino dovrebbe trovarsi sdraiato sul fianco con la pancia contro il corpo della madre (anche la madre dovrebbe trovare una posizione comoda e rilassata). Il capezzolo dovrebbe trovarsi all’altezza del naso del bambino in modo che quando quest’ultimo spalancherà la bocca prenderà il capezzolo dal basso verso l’alto.
Il bambino si attacca al seno e non al capezzolo per cui non ha molta importanza la forma del vostro capezzolo, l’importante è che non venga preso in punta. L’ideale sarebbe di stimolare la bocca del bambino con il capezzolo per poi avvicinarlo al seno quando aprirà la bocca (come per fare uno sbadiglio) e permettergli di prendere in bocca una buona parte dell’areola.
1. Lavatevi le mani
2. Con acqua bollita e garza sterile, pulite il seno, muovendo dal capezzolo verso l'areola (la zona scura intorno al capezzolo)
3. Mettetevi comode, sostenendo ad esempio il bambino con qualche cuscino e le gambe con uno sgabello; potete scegliere qualsiasi posizione, ma badate a che il bambino riesca a respirare bene e ad attaccarsi afferrando contemporaneamente capezzolo ed areola; cambiatela spesso, in modo da favorire lo svuotamento di tutti i dotti mammari
Da sedute: tenete il bambino in braccio, girato verso la mamma, con la testa nella piega del gomito, in modo che non sia costretto a girare la testa per arrivare al senoDa distese: mettetevi sul fianco, col bambino, pure sul fianco, rivolto verso di voi, col capo all'altezza del senoNella "posizione rugby": questa posizione, particolarmente utile in caso di ingorgo mammario, è così chiamata perché il corpo del bambino viene tenuto sotto l'ascella della madre con un braccio, mentre il capo è sostenuto con l'altra mano, proprio come un pallone da rugby
4. Cominciate la poppata una volta con un seno, una volta con l'altro (a meno che vi sia ingorgo mammario, nel qual caso è meglio svuotare prima il seno gonfio e dolente: v. anche il capitolo relativo all'ingorgo mammario)
5. Dolcemente, avvicinate la guancia del bambino al seno, in modo che per istinto egli cercherà il capezzolo
6. Stringete tra pollice ed indice areola e capezzolo: il bambino si attaccherà così facilmente, afferrandoli contemporaneamente
7. Contemporaneamente, con le altre dita, sostenete il seno da sotto, lasciando libera l'areola: in questo modo eviterete che il peso della mammella faccia sfuggire di bocca capezzolo ed areola.
8. Lasciate attaccato il bambino al primo seno per una quindicina di minuti, poi, quando vedete che succhia di meno e prima che si stanchi e si addormenti, staccatelo. Importante, per prevenire le ragadi: nello staccarlo, non allontanatelo lasciando che rimanga appeso al capezzolo, ma infilate un dito nell'angolo della bocca del bimbo e spingete poi il seno verso il basso
9. Dopo un breve riposo di qualche minuto, offrite l'altro seno. Ricordate che la poppata dovrebbe durare in tutto circa 20-30 minuti, per evitare il rischio di irritare il capezzolo e che il bambino succhi a vuoto e ingurgiti aria.
10. Terminata la poppata, aiutate il bambino a "fare il ruttino" tenendolo in posizione verticale col capo appoggiato sulla spalla
11. Dopo la poppata lavate il seno con acqua tiepida e senza sapone, asciugatelo bene (anche col phon, eventualmente), poi copritelo con coppette assorbenti (non quelle con la protezione impermeabile!), che cambierete spesso se umide. Indossate vestiti leggeri e comodi. Lasciate spesso il seno liberamente all'aria, ma non direttamente al sole
SEGNI DI ATTACCAMENTO CORRETTO
Il naso e il mento del bambino toccano il seno.
La mascella si muove nella suzione fino all’orecchio.
Il ritmo della suzione all’inizio è veloce per poi rallentare e fermarsi a tratti per deglutire.
Solo in caso di seno particolarmente abbondante è necessario allontanare lo stesso dal naso dal bambino, in tal caso potete farlo esercitando una leggera pressione sulla parte superiore del seno.
QUANTITA’ DELLE POPPATE
Negli ospedali purtroppo vige spesso la regola di portare i bambini alle madri “ad orario”, in realtà , la maggior parte dei neonati succhierebbe dal seno più volte di quelle previste dagli orari imposti: in genere un neonato dovrebbe poppare dalle 8 alle 12 volte nelle 24 ore, ma finchè cresce bene ogni bambino può trovare il suo ritmo da solo.
DURATA DELLE POPPATE
Ci sono bambini che amano poppare a lungo e quelli che in 5 minuti hanno finito, quelli che ciucciano a brevi intervalli (anche ogni ora) e quelli che lo fanno ogni 3-4 ore, e poi ci sono i tipi “misti”. L’ideale sarebbe di lasciare al bambino la possibilità di succhiare secondo le sue esigenze, anche perché questo permette alla madre di essere sicura che il bambino prenda la quantità di latte di cui ha bisogno.
martedì 3 marzo 2009
Indennità di maternità
Per le altre categorie:
- le lavoratrici domestiche devono aver versato almeno un anno di contributi nei due anni precedenti il periodo di assenza obbligatoria o almeno sei mesi di contributi nell'anno precedente;
- le lavoratrici agricole devono aver effettuato minimo 51 giornate di lavoro nell'anno precedente il periodo di assenza obbligatoria;
- le lavoratrici autonome devono risultare iscritte negli elenchi degli artigiani o dei commercianti, o dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni, prima del periodo indennizzabile per maternità e aver pagato i contributi relativi;
- le lavoratrici parasubordinate devono avere un minimo di tre contributi mensili nei 12 mesi precedenti i 2 mesi anteriori al parto.
In particolare l'indennità di maternità per astensione obbligatoria spetta per un periodo massimo di cinque mesi; per astensione facoltativa, per un periodo non superiore a 11 mesi complessivi tra i due genitori, da fruire nei primi otto anni di vita del bambino.
mercoledì 18 febbraio 2009
Test ovulazione
Nella confezione del test si trovano degli stick sigillati monouso: se ne apre uno, si toglie il cappuccio protettivo, si pone sotto il flusso di urina per qualche secondo (o se si preferisce si raccoglie l’urina in un contenitore asciutto e si immerge lo stick per circa venti secondi), si ripone il cappuccio e si legge il responso tra i tre e i dieci minuti successivi.
mercoledì 11 febbraio 2009
L'epidurale
L'epidurale consiste nell'iniezione di farmaci anestetici nella parte bassa della schiena, tra l'osso vertebrale e la membrana che ricopre il midollo spinale, la cosidetta "dura madre". Si tratta di anestetici locali molto simili a quelli che usa il dentista, che non passano nel sangue e non hanno alcun effetto sul bambino. Non sono quindi pericolosi né per la mamma né per il bebè e permettono, in ultima analisi, un parto con minore stress.
Questa tecnica non è dolorosa perché viene preceduta da un'anestesia locale e può essere eseguita in pochi minuti.
giovedì 15 gennaio 2009
I denti
Normalmente erompono per primi i 2 incisivi centrali inferiori, poi i 4 incisivi superiori, poi gli altri 2 incisivi inferiori, poi i primi molari, i canini ed infine i secondi molari.
In coincidenza con l’eruzione dei denti possono comparire alcuni problemi.
I dentini vanno curati anche se sono quelli da latte da un bravo dentista esperto in problemi pediatrici.
Il fastidio della dentizione nel neonato può essere di intensità variabile ed è legato ai sintomi più diffusi:
- salivazione abbondante;
- desiderio di mordere;
- rigonfiamento delle gengive;
- irrequietezza notturna.
Per le gengive può essere di sollievo mordicchiare qualcosa che, contemporaneamente, massaggi le gengive. Per esempio, i pupazzetti di gomma con liquido refrigerante che, per azione del freddo, hanno anche un effetto anestetizzante. Il massaggio sulle gengive del bambino può essere eseguito direttamente dai genitori, che, dopo essersi lavati accuratamente le dita, potranno spalmare delicatamente sulle gengive del piccolo del balsamo calmante.Bisogna invece evitare di somministrare medicinali come analgesici o paracetamolo, e in ogni caso è bene consultare il Pediatra.
Spesso accade che durante la dentizione, il bambino faccia fatica a mangiare: per invogliarlo, si possono preparare delle pappe con cibi morbidi, freschi o freddi.
martedì 9 dicembre 2008
Cellule staminali e cordone ombelicale
In Italia sono state istituite una decina di banche pubbliche destinate alla raccolta del sangue del cordone ombelicale che viene donato dai genitori ad uso della comunità – si parla in questo caso di "donazione eterologa"-, ma la legge italiana al momento non consente l'istituzione di strutture private dedicate a questo scopo.