lunedì 7 settembre 2009

La fontanella dei bambini

Le fontanelle sono membrane che ricoprono le ossa del cranio che non si sono ancora saldate.

  • La fontanella posteriore si chiude, cioè si ossifica, precocemente, entro il secondo mese di vita;
  • quella anteriore invece, che mediamente alla nascita misura due o tre centimetri di lato, inizia a ridursi verso il sesto mese per completare la sua ossificazione verso la fine del primo anno e anche oltre se alla nascita era molto ampia.

Anche quando si dicono ossificate, però, le fontanelle, così come le linee di sutura, non perdono la loro elasticità ancora per molto tempo e ciò permette al cranio di crescere regolarmente. Anche le suture, alla nascita, possono palparsi separate, cioè con i bordi distanti di qualche millimetro: anche questo, quando non associato ad altri segni clinici particolari,non è patologico.


È possibile tagliare i capelli del piccolo ed utilizzare il phon?
Questa è una delle domande più frequenti delle mamme.
In genere, non è necessario tagliare la chioma del piccolo, anche perché quella dei piccini non è folta a tal punto da arrecargli fastidio o da necessitare di un taglio urgente. Al di là di ciò non ci sono comunque controindicazioni ad una spuntatina.
È possibile utilizzare anche il phon, ovviamente a temperature non incandescenti. Per i piccoli è consigliato frizionare con un asciugamano il capo: garantisce un’asciugatura molto dolce e non aggressiva, vista la pelle delicata del bimbo.

Come lavarli?
Nei primi periodi di vita del piccolo i capelli possono essere lavati anche tutti i giorni. Si può usare anche solo l’acqua per poi passare ad uno shampoo dolce che non aggredisca la sua cute. Nel primo periodo è anche consigliato lavare spesso i capelli per via della consistenza grassa che si accumula nel cuoio capelluto.
Durante l’allattamento compare la cosiddetta crosta lattea, crosticine squamose untuose e giallognole. Sono dovute ad una secrezione eccessiva delle ghiandole sebacee che posso comportare prurito. Per alleviare la sensazione si può utilizzare un detergente, che rinfreschi la pelle, a base di riso ed avena.

E le fontanelle?
Non bisogna preoccuparsi eccessivamente perché le fontanelle sopportano benissimo le manovre e le pressioni dell’igiene quotidiana e non si arreca alcun danno al piccolo se si friziona la testolina con l’asciugamano, oppure si lavano i capelli.

giovedì 30 luglio 2009

Il dolore del travaglio

Il dolore, nel travaglio, costituisce una delle grandi paure della gravidanza e uno dei problemi che molto spesso dettano il comportamento della donna di fronte alla nascita.
Il dolore ha due componenti:

  • Una attuale, che è data dalla percezione fisica del dolore, che si genera in una zona del nostro corpo e viene trasmessa al cervello;
  • l'altra, futura, è data dalla “paura del dolore che deve venire”, da una aspettativa ansiosa e talvolta angosciante del dolore stesso.

Questa seconda componente è la più difficile da controllare e sopportare, perché abbraccia un lungo periodo di tempo. Essendo il dolore da parto una sensazione spiacevole, è chiaro come fino ad oggi, dagli albori della storia, si sia messo il massimo impegno per combatterlo.
Occorre quindi che si guardi a questa realtà con lucidità e serenità senza crearsi drammi o provocare angoscia, ma anche senza determinare false aspettative.
Un certo dolore durante il travaglio e il parto c'è, ma ben sopportabile e accettato senza grandi problemi dalla maggior parte delle donne.
La posizione da tenere durante il travaglio è una cosa assolutamente soggettiva infatti quasi tutte le strutture ospedaliere consentono alla partoriente di compiere qualsiasi movimento preferisca.

In particolare, a dispetto di quanto siamo portate a credere, non occorre affatto rimanere inchiodate a letto tutto il tempo, anzi è provato che la posizione supina presenti precisi inconvenienti per il bambino.
L'utero infatti, che in questa posizione non ha la classica forma a uovo, si deforma in modo innaturale e potrebbe comprimere le grosse vene rendendo difficoltoso o riducendo lo scambio di sangue con il bambino attraverso la placenta.



  • Nelle prime fasi del travaglio la partoriente solitamente prova maggiore benessere stando in piedi (posizione che tra l'altro aiuta il bambino a scendere grazie alla forza di gravità) o camminando appoggiandosi al muro ad un mobile o al compagno durante la contrazionE. Dondolare ruotare o inclinatre il bacino può rivelarsi molto utile. E' consigliabile anche mettersi in ginocchio o accovacciate con i talloni che toccano terra e le ginocchia divaricate in una posizione che ricorda una rana in modo da concedere al bambino il massimo spazio possibile nel bacino.

  • Un'altra posizione consigliata per agevolare la discesa del bimbo è quella carponi, particolarmente indicata per alleviare il mal di schiena e consiste nel mettersi a quattro zampe con le mani distanziate alla larghezza delle spalle prestando particolare attenzione a non inarcare la schiena. Da questa posizione facilmente verrà poi spontaneo piegarsi in avanti appoggiando gli avambracci sul pavimento. Anche questa posizione per la sua prerogativa di allontanare il bimbo dalla colonna vertebrale aiuta ad alleviare il dolorealla schiena.

L'ostetrica

L'ostetrica è una professionista che dedica la sua arte ed il suo sapere alla donna, al bambino e alla coppia.
Nell’arco dei nove mesi, però, uno dei ruoli fondamentali per la gestante lo ricopre l’ostetrica che non ha solo il compito di assistere al travaglio ed al parto della donna, perché è quella persona che più delle altre aiuta la gestante a capire ogni tappa fondamentale ed ogni meccanismo della gravidanza.
Le ansie, le paure sono tantissime per una donna incinta, soprattutto se primipara, e l’ostetrica ha il compito di rassicurarla ed accompagnarla in questo cammino, spiegando ciò che le succede dal punto di vista fisico ed emotivo: la trasformazione del corpo, come si adatta il suo organismo a quello della presenza del bambino, i momenti di pianto, le nausee, le voglie.
Tutte domande a cui, solo un’esperta, può dare risposta.
L’ostetrica deve avere un approccio completo e globale alla madre, e al bambino dopo la nascita di modo che il momento della gravidanza, fino al post parto possa essere vissuto con armonia per infondere tranquillità al piccolo che sta per nascere.
In molte regioni d’Italia si sta sempre più diffondendo, fortunatamente, l’idea dell’assistenza continua dell’ostetrica alla gestante per facilitare i processi e prestare ancora più attenzione alla salute della donna in gravidanza.
E' una persona importante Che durante il difficile periodo del travaglio vi aiuterà e vi supporterà nel dolore.
Accoglierà nelle sue mani il vostro bambino e ve lo porgerà affinché possiate vederlo, toccarlo, stabilire con lui il primo rapporto d'amore figliale.
Vigilerà su di voi nel periodo del post-partum e del puerperio accertandosi che tutti i fenomeni involutivi fisiologici si verifichino.
Vi supporterà nei momenti di crisi e di sconforto che nel periodo di degenza in ospedale spesso avvengono.

mercoledì 1 luglio 2009

I primi denti

L’epoca di eruzione dei denti inizia verso il 6° mese, ma esiste un’ampia variabilità da caso a caso: alcuni hanno 1-2 dentini già alla nascita, altri iniziano dopo l’anno.
Già a partire dal 3° mese aumenta la salivazione (il bambino “sbava”) ma non c’è alcun rapporto con l’inizio della dentizione.
Normalmente erompono per primi i 2 incisivi centrali inferiori, poi i 4 incisivi superiori, poi gli altri 2 incisivi inferiori, poi i primi molari, i canini ed infine i secondi molari. Ma questa non è una regola valida per tutti.
In coincidenza con l’eruzione dei denti possono comparire alcuni problemi.
I sintomi che annunciano l'uscita dei primi dentini:
  • Salivazione. Si parla di salivazione, quando questa si presenta in quantità maggiori rispetto al solito. Questo è dovuto per via delle mucose gengivali che si preparano ad accogliere i dentini. In questo caso, per una corretta igiene occorre asciugare sempre gli sbavamenti del piccolo e cambiare spesso la foderina del cuscino, oltre al bavaglino. Questo eviterà irritazioni alla bocca e al mento del neonato.
  • Mordere. Se i dentini stanno per nascere, noterete anche che il vostro bimbo avrà voglia di mordere, proprio per alleviare il prurito delle gengive, che si preparano ad accogliere i dentini
  • Gengive gonfie. Se oltre all'abbondante salivazione, si notano le gengive gonfie, vuol dire che il dentino sta per spuntare. Le gengive infatti, vengono spinte dal dentino che vuole uscire e di conseguenza si gonfiano e si irritano. Come prevenzione, l'unico consiglio è quello di non offrire al bimbo alimenti troppo caldi che alimenterebbero ancora di più, l'irritazione.
  • Diarrea. Molti pediatri non sono d'accordo nell'associare la diarrea con la dentizione. Il culetto irritato può essere dovuto per esempio anche ad allergie alimentari, o qualche virus o altro ancora. In caso di diarrea, se avete dei dubbi consultate il pediatra. L'arrossamento del culetto si placa, lavandolo con acqua fredda, tamponando con una salvietta per asciugarlo ed infine mettendo abbondante crema all'ossido di zinco. Cambiare spesso il bimbo e procedere nuovamente come sopra descritto. Nel giro di 24 ore o al massimo 48, il culetto tornerà privo di irritazioni e la diarrea tenderà a scomparire. Ricordatevi che in caso di diarrea, in generale, occorre offrire al bimbo sali minerali per reintegrare i liquidi che perde.
  • Febbre. Anche la febbre può essere un sintomo che annuncia la dentizione, ma come nel caso della diarrea, i pediatri non la pensano così. Per maggior sicurezza, alla comparsa della febbre, soprattutto se alta, consultate il medico. Se si tratta di diarrea dovuta alla dentizione, la febbre dovrebbe durare poco, uno o due giorni al massimo.

I dentini vanno curati anche se sono quelli da latte da un bravo dentista esperto in problemi pediatrici.

martedì 30 giugno 2009

Il bagnetto del neonato

Il bagno è una operazione di grande importanza per il neonato: esso rappresenta una occasione di contatto, di dialogo fra mamma e bambino. Per tale motivo è importante dedicare al bagnetto tutto il tempo e l'attenzione di cui si dispone, approfittando per parlare e giocare con il bambino, facendogli sentire la propria presenza.
Se è possibile, il bagno va fatto tutti i giorni, ricordando che il neonato non è affatto "fragile" ed è praticamente impossibile procurargli delle lesioni nel corso delle normali cure.
  • Quando fare il bagnetto? Dopo la caduta del moncone ombelicale.
  • E prima? Utilizzare un latte detergente o un olio da passare con un batuffolo di cotone sul corpo senza risciacquare (A- DERMA bagno all’avena, OIL - triderm, ecc.)
  • Come si fa il bagnetto? È bene utilizzare una vasca piccola, ben lavata e disinfettata. L’acqua deve avere una temperatura intorno a 35° C e vi si può sciogliere un pò di bicarbonato , amido, bagnoschiuma per bambini che non irriti gli occhi (Vitadermina).
  • E per i capelli? Quando i capelli sono corti, la testa va lavata come il resto del corpo (Shampoo extra delicato DUCRAY, Restiva OIL, Avalon detergente ecc.)
  • Dove si fa il bagnetto? La stanza da bagno è l’ambiente ideale in quanto essendo più piccolo delle altre camere si presta meglio ad essere riscaldato. La stufetta, eventualmente, andrebbe usata in un’altra stanza, dove il bambino viene portato per essere asciugato bene e rivestito
  • In che momento della giornata?Il momento migliore per il bagno è quello che precede l'ultimo o il penultimo pasto, cioè verso le 20 o le 22, a seconda delle abitudini familiari. Questo perché è il momento della giornata in cui di solito si è meno affaccendati: non ci sono pulizie della casa, la cena è già stata consumata ed in genere non si ricevono visite o telefonate che potrebbero distrarre in un momento che in realtà richiede tutta l'attenzione possibile. Inoltre il papà può prendervi parte attivamente.

lunedì 29 giugno 2009

Le vacanze dei Bambini

Portare un bambino in viaggio richiede molte attenzioni: i piccoli infatti sono più suscettibili degli adulti alle malattie infettive e ai traumi e difficilmente seguono spontaneamente le norme di igiene alimentare.
Ecco i principali rischi del bambino in viaggio e i consigli per affrontarli:
  • Viaggi aerei. Meglio evitarli nelle prime sei settimane di vita. Se durante l’atterraggio si verificano otalgie, invitate il bambino a sbadigliare, deglutire o masticare un chewing gum. Portate nel bagaglio a mano cibi e bevande adatti all’età del bimbo: la bassa umidità della cabina può provocare secchezza alla bocca.
  • Raggi ultravioletti. Proteggetelo con creme ad altissima protezione, applicandole più volte durante la giornata, copritegli la testa con un cappello e fategli indossare abiti freschi, in fibre naturali e di colore chiaro. Nelle ore più luminose fategli indossare occhiali da sole.
  • Punture di insetti. Le malattie trasmesse da punture di insetti sono numerosissime: malaria, febbre gialla, borreliosi, encefalite da zecche, dengue, ecc. Le misure da adottare sono: abbigliamento adatto, zanzariere, aria condizionata, repellenti cutanei e insetticidi.
  • Diarrea del viaggiatore. I bambini sono ad alto rischio, perché vanno facilmente incontro a disidratazione. Pertanto fate attenzione alla prevenzione, ponendo una particolare cura al lavaggio delle mani, ai cibi e all’acqua consumati dal bambino. Preparatevi ad affrontare situazioni di emergenza, disponendo di soluzioni reidratanti orali contenenti sali e glucosio. Una soluzione artigianale può essere preparata con un cucchiaio di sale da cucina, 4 cucchiai di zucchero, un cucchiaino di bicarbonato, un cucchiaino di cloruro di potassio e un litro d’acqua potabile. Se si presenta vomito evitate il cibo fino alla scomparsa del sintomo (12 ore) e somministrate liquidi a cucchiaini. Antibiotici e antidiarroici sono controindicati, quindi rivolgetevi al medico.
  • Vaccinazioni. Assicuratevi in tempo di aver effettuato tutte le vaccinazioni, per dar modo all’organismo di produrre anticorpi. È necessario che siano completati i cicli vaccinali di base (antipolio, antidifte-tetanica, antipertossica, antimorbillo, parotite-rosolia, antiepatite B).

mercoledì 17 giugno 2009

Stitichezza neonato

Molto spesso accade che i neonati abbiamo problemi di stitichezza e che all’uscita dall’ospedale, le neomamme non sappiano come comportarsi.
La stitichezza nei neonati può derivare dalla struttura dell’intestino, non ancora del tutto formata e completa, quindi non efficiente completamente; oppure dal tipo di latte somministrato: in genere i bambini allattati con latte materno hanno meno difficoltà rispetto a quelli che vengono nutriti con latte artificiale.
Si può benissimo monitorare un bambino guardando il suo pannolino, in genere non ci sono problemi se evacua una volta al giorno ( o di più, ma non troppe), oppure una volta ogni due giorni.



  • La tecnica della stimolazione rettale è un modo efficace e non dannoso per promuovere l’evacuazione di feci. Vi consigliamo di reperire, in una buona farmacia, dei sondini in silicone simili a quelli ampiamente utilizzati in ambiente ospedaliero per diversi usi.Ora predisponete tutto il materiale per il cambio del pannolino e per l’igiene del bebé accanto al vostro fasciatoio. Create un ambiente tranquillo e confortevole intorno al vostro bambino e procedete così: dopo aver lubrificato la punta del sondino con dell’olio idratante per neonati o, meglio ancora, con un lubrificante per cateterismi (disponibile in farmacia per pochi euro), lo introdurrete senza forzare per circa 3-5 cm nell’orifizio rettale e con movimenti circolatori andrete a sollecitare le pareti del retto.Normalmente pochi secondi di stimolazione sono sufficienti a provocare uno stimolo espulsivo completo. Procedete per pochi minuti ancora, ma fate in modo di rispettare delle piccole pause che serviranno al piccolo a non stancarsi troppo e a non irritarsi inutilmente.
  • Naturalmente, capita a volte che non si abbiano i risultati sperati e che la semplice stimolazione rettale non produca risultati degni di nota. Non disperate e procedete con il piano B, che prevede un piccolo clistere evacuativo, altresì chiamato microclisma. In farmacia sono disponibili dei preparati già pronti all’uso e dotati di comodi applicatori che certamente renderanno più facili tutte le operazioni sul piccolo. In ogni caso, al termine del clistere potete agire in due modi: o richiudere il pannolino e attendere lo sviluppo degli eventi, oppure, utilizzando anche il sondino, ripetere la stimolazione rettale descritta in precedenza.