mercoledì 28 ottobre 2009

Il cesareo

A parte condizioni specifiche (presentazione podalica, placenta previa, distacco di placenta, prolasso di funicolo, necessità di estrarre prematuramente un feto perché non cresce più, varie malattie materne di diversa gravità), oggi una donna va incontro più frequentemente al parto cesareo in tre situazioni:
  • la dilatazione del collo uterino non procede come dovrebbe (distocia cervicale)
  • la progressione della testa fetale non avviene correttamente (sproporzione feto-pelvica)
  • il battito del bambino registrato con il monitoraggio non è soddisfacente (sofferenza fetale)

L’intervento di taglio cesareo è ormai una tecnica standardizzata
Fino alla fine degli anni '80 il taglio cesareo veniva effettuato solitamente in anestesia generale. Con questa tecnica di anestesia la paziente, restando sveglia e cosciente durante l'intervento, può partecipare con consapevolezza alla nascita del suo bambino.
Attualmente la frequenza dei tagli cesarei in Italia, in rapporto al totale dei parti, si attesta su cifre varianti intorno al 35% in rapida crescita rispetto allo scorso decennio.

Anche dopo un parto cesareo è importante che vi alziate precocemente, già a partire dal giorno successivo all’intervento, con l’aiuto di un’infermiera o di un familiare. All’inizio vi sentirete un po’ limitate nei movimenti, camminare vi farò male, ma pian piano tutto si normalizzerà, non bisogna scoraggiarsi. Prima vi muoverete e prima sarete completamente autonome. È importante che non vi sentiate limitate per l’avvio dell’allattamento: fin dalle prime ore dalla nascita, infatti, è possibile attaccare al seno il vostro bambino, anche in posizione sdraiata. Nei primi giorni non riuscirete magari a sollevarlo dalla culla ma potrete comunque cullarlo e coccolarlo.
Sarà necessario qualche giorno perché la funzione intestinale si regolarizzi completamente. Talvolta, inoltre, si manifesta meteorismo, che provoca distensione della parete addominale, per cui la ferita “tira” e può risultare piuttosto fastidioso. Anche gli eccessi di tosse possono essere fastidiosi, ma dovete cercare di non pensarci e di concentrarvi sugli aspetti più belli e appaganti del momento speciale che state vivendo e che vi aspetta.

mercoledì 7 ottobre 2009

L'acetone

L'acetonemia o chetosi è una condizione molto frequente in età pediatrica ed è dovuta ad un disturbo momentaneo del metabolismo del bambino che, dopo aver bruciato tutti gli zuccheri a disposizione dell'organismo, inizia a bruciare come fonte di energia alternativa anche i grassi, determinando in questo modo l'aumento nel sangue e nelle urine dei corpi chetonici (iperchetonemia) fino al raggiungimento di livelli tossici. Nel tentativo di diminuirne la concentrazione nel sangue, l'organismo inizia ad eliminare con le urine gli acidi acetoacetico e il 3-idrossi-butirrico (possono essere evidenziati nelle urine con l'ausilio degli stick urinari per la ricerca della chetonuria, acquistabili in tutte le farmacie) e, attraverso i polmoni, l'acetone: quest'ultimo, a contatto con l'aria, sprigiona il caratteristico odore di frutta matura. Le cause
L'acetone e i corpi che tonici, sono dovuti, nella maggior parte dei casi, a difetti alimentari, in particolare in seguito ad una alimentazione troppo ricca di grassi; tuttavia può manifestarsi anche in seguito a digiuno prolungato, durante gli "stress" infettivi febbrili che possono provocare sia l'aumento della secrezione di ormoni che metabolizzano i grassi che il rifiuto del cibo; un'eccessiva assunzione di cibi troppo grassi, quali patatine fritte, cioccolata, fritti ecc.; in condizioni di carenza di insulina per il ruolo insostituibile di questo ormone nel trasporto del glucosio all'interno delle cellule dove avvengono i processi di produzione energetica (diabete); dopo uno sforzo fisico intenso e prolungato; stati di shock; malattie del fegato.
In casi ancor più rari l'acetone può essere provocato da fattori psichici, come un forte dispiacere, una continua preoccupazione, paura e rabbia e da difetti congeniti del metabolismo e avvelenamento da alcool etilico e salicilati.
I sintomi
Il sintomo classico è l'odore caratteristico dell'alito, che sa di frutta troppo matura e che viene subito notato dai genitori. L'accumulo progressivo di chetoni nel sangue provoca poi un senso generale di malessere con la comparsa di vomito, mal di pancia, mal di testa, scarsa vivacità, occhi cerchiati, volto affilato, una forte e intensa patinatura (solitamente di colore biancastro/giallognolo) della lingua, mucose disidratate, respiro profondo e frequente, fino a giungere, in rarissimi casi, alla comparsa di alterazioni della coscienza.
Cosa fare
Per accertare che il proprio bambino sia affetto da acetone é necessario fare un esame delle urine. Se questo risulta positivo, sarà bene sottoporlo ad una dieta povera di cibi contenenti grassi (tra cui il latte e suoi derivati) e ricca di alimenti dolci e senza grassi (spremute, the, camomilla, succhi di frutta, bibite senza gas aggiunti) da somministrare a piccoli sorsi in caso di vomito. In questo modo si reintegrano le sue scorte di energia e l'organismo riprende ad utilizzare come combustibile gli zuccheri: nel giro di 2 -3 giorni si vedrà la progressiva riduzione dei chetoni nelle urine e il piccolo si sentirà completamente ristabilito, tanto da permettere la rialimentazione che dovrà, comunque, restare per alcuni giorni a basso contenuto di grassi.
Prevenzione
La prevenzione delle crisi di acetone consiste nell'eliminare o per lo meno ridurre dalla dieta del piccolo latte intero, yogurt intero, gelato, burro, cioccolata, biscotti frollini, brioches, merende confezionate, carni rosse, salumi, insaccati, uova, formaggi, fritti, maionese, panna e crema, privilegiando invece latte parzialmente scremato o latte scremato, yogurt magro, pane, fette biscottate, marmellata, miele, frutta, tè, camomilla, pasta, riso, semolino, brodo vegetale, carni bianche come pollo, vitello, coniglio, tacchino ai ferri o lessati, pesce, verdure di qualsiasi tipo lessate, cotte a vapore o crude, legumi, olio extravergine di oliva, frutta, acqua e succhi di frutta.

martedì 22 settembre 2009

Prepararsi al parto

La scadenza e la nascita del bimbo potrebbero non essere quelle fissate dal ginecologo,a volte la prima gravidanza soprattutto potrebbe terminare 1 settimana prima e/o posticipare di 1 settimana, è bene avere tutto pronto per non rischiare di dover preparare la valigia all'ultimo minuto e di fretta.
Questo comporterebbe un aumento dell'ansia e del nervosismo, il parto e la nascita devono essere vissuti con rilassatezza.

A CASA:
A casa servono tante piccole cose ed accessori per permettere alla neo mamma di curare ed accudireal meglio il suo piccolo tesoro.
Questo è l'elenco delle cose più utili e comuni da reperire prima della nascita:

  • 1 fasciatoio
  • 1 culla o 1 carrozzina
  • Lenzuola per la culla (almeno 4 cambi)
  • 1 copertina leggera di lana
  • 1 copertina di cotone
  • 1 copertina imbottita (se il piccolo nasce in pieno inverno)
  • 8 body senza maniche se è estate con maniche se è inverno
  • 8 tutine in cotone o ciniglia
  • 1 confezione di pannolini usa e getta della prima misura
  • 1 confezione di salviettine inumidite
  • 1 confezione di dischetti di ovatta
  • 1 confezione di pulisciorecchie
  • 2 confezioni di bende e garze per la medicazione ombelicale
  • alcool o mercurocromo a seconda di quello che vi viene consigliato nell'ospedale
  • olio specifico per la pelle del bimbo
  • shampoo
  • pasta a base di zinco per il cambio dei pannolini
  • talco in polvere o in crema
  • salviette
  • pettinino e spazzolina

Circa due mesi prima della data prevista epr il lieto evento è utile cominciare a preparare gli accessori e il corredino epr il neonato, non acquistate tantissime cose prima di tutto perché i bimbi cresocno velocemente e anche perché i vostri amici e le persone care vi faranno tanti regali e potete chiedere quello che vi è più utile e non appesantire il bilancio familiare !!
Normalmente si acquistano i prodotti epr l'igiene e il cambio dei vestitini.

I DOCUMENTI

Ricordati di mettere nella valigia dell'ospedale:

  • i risultati degli ultimi esami fatti
  • un documento d'identità
  • il codice fiscale
  • la tessera sanitaria e quella del gruppo sanguigno

lunedì 7 settembre 2009

La fontanella dei bambini

Le fontanelle sono membrane che ricoprono le ossa del cranio che non si sono ancora saldate.

  • La fontanella posteriore si chiude, cioè si ossifica, precocemente, entro il secondo mese di vita;
  • quella anteriore invece, che mediamente alla nascita misura due o tre centimetri di lato, inizia a ridursi verso il sesto mese per completare la sua ossificazione verso la fine del primo anno e anche oltre se alla nascita era molto ampia.

Anche quando si dicono ossificate, però, le fontanelle, così come le linee di sutura, non perdono la loro elasticità ancora per molto tempo e ciò permette al cranio di crescere regolarmente. Anche le suture, alla nascita, possono palparsi separate, cioè con i bordi distanti di qualche millimetro: anche questo, quando non associato ad altri segni clinici particolari,non è patologico.


È possibile tagliare i capelli del piccolo ed utilizzare il phon?
Questa è una delle domande più frequenti delle mamme.
In genere, non è necessario tagliare la chioma del piccolo, anche perché quella dei piccini non è folta a tal punto da arrecargli fastidio o da necessitare di un taglio urgente. Al di là di ciò non ci sono comunque controindicazioni ad una spuntatina.
È possibile utilizzare anche il phon, ovviamente a temperature non incandescenti. Per i piccoli è consigliato frizionare con un asciugamano il capo: garantisce un’asciugatura molto dolce e non aggressiva, vista la pelle delicata del bimbo.

Come lavarli?
Nei primi periodi di vita del piccolo i capelli possono essere lavati anche tutti i giorni. Si può usare anche solo l’acqua per poi passare ad uno shampoo dolce che non aggredisca la sua cute. Nel primo periodo è anche consigliato lavare spesso i capelli per via della consistenza grassa che si accumula nel cuoio capelluto.
Durante l’allattamento compare la cosiddetta crosta lattea, crosticine squamose untuose e giallognole. Sono dovute ad una secrezione eccessiva delle ghiandole sebacee che posso comportare prurito. Per alleviare la sensazione si può utilizzare un detergente, che rinfreschi la pelle, a base di riso ed avena.

E le fontanelle?
Non bisogna preoccuparsi eccessivamente perché le fontanelle sopportano benissimo le manovre e le pressioni dell’igiene quotidiana e non si arreca alcun danno al piccolo se si friziona la testolina con l’asciugamano, oppure si lavano i capelli.

giovedì 30 luglio 2009

Il dolore del travaglio

Il dolore, nel travaglio, costituisce una delle grandi paure della gravidanza e uno dei problemi che molto spesso dettano il comportamento della donna di fronte alla nascita.
Il dolore ha due componenti:

  • Una attuale, che è data dalla percezione fisica del dolore, che si genera in una zona del nostro corpo e viene trasmessa al cervello;
  • l'altra, futura, è data dalla “paura del dolore che deve venire”, da una aspettativa ansiosa e talvolta angosciante del dolore stesso.

Questa seconda componente è la più difficile da controllare e sopportare, perché abbraccia un lungo periodo di tempo. Essendo il dolore da parto una sensazione spiacevole, è chiaro come fino ad oggi, dagli albori della storia, si sia messo il massimo impegno per combatterlo.
Occorre quindi che si guardi a questa realtà con lucidità e serenità senza crearsi drammi o provocare angoscia, ma anche senza determinare false aspettative.
Un certo dolore durante il travaglio e il parto c'è, ma ben sopportabile e accettato senza grandi problemi dalla maggior parte delle donne.
La posizione da tenere durante il travaglio è una cosa assolutamente soggettiva infatti quasi tutte le strutture ospedaliere consentono alla partoriente di compiere qualsiasi movimento preferisca.

In particolare, a dispetto di quanto siamo portate a credere, non occorre affatto rimanere inchiodate a letto tutto il tempo, anzi è provato che la posizione supina presenti precisi inconvenienti per il bambino.
L'utero infatti, che in questa posizione non ha la classica forma a uovo, si deforma in modo innaturale e potrebbe comprimere le grosse vene rendendo difficoltoso o riducendo lo scambio di sangue con il bambino attraverso la placenta.



  • Nelle prime fasi del travaglio la partoriente solitamente prova maggiore benessere stando in piedi (posizione che tra l'altro aiuta il bambino a scendere grazie alla forza di gravità) o camminando appoggiandosi al muro ad un mobile o al compagno durante la contrazionE. Dondolare ruotare o inclinatre il bacino può rivelarsi molto utile. E' consigliabile anche mettersi in ginocchio o accovacciate con i talloni che toccano terra e le ginocchia divaricate in una posizione che ricorda una rana in modo da concedere al bambino il massimo spazio possibile nel bacino.

  • Un'altra posizione consigliata per agevolare la discesa del bimbo è quella carponi, particolarmente indicata per alleviare il mal di schiena e consiste nel mettersi a quattro zampe con le mani distanziate alla larghezza delle spalle prestando particolare attenzione a non inarcare la schiena. Da questa posizione facilmente verrà poi spontaneo piegarsi in avanti appoggiando gli avambracci sul pavimento. Anche questa posizione per la sua prerogativa di allontanare il bimbo dalla colonna vertebrale aiuta ad alleviare il dolorealla schiena.

L'ostetrica

L'ostetrica è una professionista che dedica la sua arte ed il suo sapere alla donna, al bambino e alla coppia.
Nell’arco dei nove mesi, però, uno dei ruoli fondamentali per la gestante lo ricopre l’ostetrica che non ha solo il compito di assistere al travaglio ed al parto della donna, perché è quella persona che più delle altre aiuta la gestante a capire ogni tappa fondamentale ed ogni meccanismo della gravidanza.
Le ansie, le paure sono tantissime per una donna incinta, soprattutto se primipara, e l’ostetrica ha il compito di rassicurarla ed accompagnarla in questo cammino, spiegando ciò che le succede dal punto di vista fisico ed emotivo: la trasformazione del corpo, come si adatta il suo organismo a quello della presenza del bambino, i momenti di pianto, le nausee, le voglie.
Tutte domande a cui, solo un’esperta, può dare risposta.
L’ostetrica deve avere un approccio completo e globale alla madre, e al bambino dopo la nascita di modo che il momento della gravidanza, fino al post parto possa essere vissuto con armonia per infondere tranquillità al piccolo che sta per nascere.
In molte regioni d’Italia si sta sempre più diffondendo, fortunatamente, l’idea dell’assistenza continua dell’ostetrica alla gestante per facilitare i processi e prestare ancora più attenzione alla salute della donna in gravidanza.
E' una persona importante Che durante il difficile periodo del travaglio vi aiuterà e vi supporterà nel dolore.
Accoglierà nelle sue mani il vostro bambino e ve lo porgerà affinché possiate vederlo, toccarlo, stabilire con lui il primo rapporto d'amore figliale.
Vigilerà su di voi nel periodo del post-partum e del puerperio accertandosi che tutti i fenomeni involutivi fisiologici si verifichino.
Vi supporterà nei momenti di crisi e di sconforto che nel periodo di degenza in ospedale spesso avvengono.

mercoledì 1 luglio 2009

I primi denti

L’epoca di eruzione dei denti inizia verso il 6° mese, ma esiste un’ampia variabilità da caso a caso: alcuni hanno 1-2 dentini già alla nascita, altri iniziano dopo l’anno.
Già a partire dal 3° mese aumenta la salivazione (il bambino “sbava”) ma non c’è alcun rapporto con l’inizio della dentizione.
Normalmente erompono per primi i 2 incisivi centrali inferiori, poi i 4 incisivi superiori, poi gli altri 2 incisivi inferiori, poi i primi molari, i canini ed infine i secondi molari. Ma questa non è una regola valida per tutti.
In coincidenza con l’eruzione dei denti possono comparire alcuni problemi.
I sintomi che annunciano l'uscita dei primi dentini:
  • Salivazione. Si parla di salivazione, quando questa si presenta in quantità maggiori rispetto al solito. Questo è dovuto per via delle mucose gengivali che si preparano ad accogliere i dentini. In questo caso, per una corretta igiene occorre asciugare sempre gli sbavamenti del piccolo e cambiare spesso la foderina del cuscino, oltre al bavaglino. Questo eviterà irritazioni alla bocca e al mento del neonato.
  • Mordere. Se i dentini stanno per nascere, noterete anche che il vostro bimbo avrà voglia di mordere, proprio per alleviare il prurito delle gengive, che si preparano ad accogliere i dentini
  • Gengive gonfie. Se oltre all'abbondante salivazione, si notano le gengive gonfie, vuol dire che il dentino sta per spuntare. Le gengive infatti, vengono spinte dal dentino che vuole uscire e di conseguenza si gonfiano e si irritano. Come prevenzione, l'unico consiglio è quello di non offrire al bimbo alimenti troppo caldi che alimenterebbero ancora di più, l'irritazione.
  • Diarrea. Molti pediatri non sono d'accordo nell'associare la diarrea con la dentizione. Il culetto irritato può essere dovuto per esempio anche ad allergie alimentari, o qualche virus o altro ancora. In caso di diarrea, se avete dei dubbi consultate il pediatra. L'arrossamento del culetto si placa, lavandolo con acqua fredda, tamponando con una salvietta per asciugarlo ed infine mettendo abbondante crema all'ossido di zinco. Cambiare spesso il bimbo e procedere nuovamente come sopra descritto. Nel giro di 24 ore o al massimo 48, il culetto tornerà privo di irritazioni e la diarrea tenderà a scomparire. Ricordatevi che in caso di diarrea, in generale, occorre offrire al bimbo sali minerali per reintegrare i liquidi che perde.
  • Febbre. Anche la febbre può essere un sintomo che annuncia la dentizione, ma come nel caso della diarrea, i pediatri non la pensano così. Per maggior sicurezza, alla comparsa della febbre, soprattutto se alta, consultate il medico. Se si tratta di diarrea dovuta alla dentizione, la febbre dovrebbe durare poco, uno o due giorni al massimo.

I dentini vanno curati anche se sono quelli da latte da un bravo dentista esperto in problemi pediatrici.