
giovedì 29 aprile 2010
L'ittero

martedì 27 aprile 2010
Le varici in gravidanza

- Innanzitutto è bene evitare il più possibile di stare in piedi a lungo: la posizione eretta, a causa della forza di gravità, scarica sulle vene delle gambe tutta la massa sanguigna e se queste sono incontinenti o varicose, le dilata enormemente.
- Bisogna poi fare attenzione a non sedersi su sedie o poltrone troppo basse; l'eccessiva angolatura dell'articolazione del ginocchio provoca lo "strozzamento" delle vene superficiali.
- Bisogna sforzarsi di camminare molto e, se possibile, nuotare: questi tipi di attività ginnica sono dei toccasana per il circolo venoso e mantengono il tono muscolare in efficienza, con relativo guadagno del ritorno venoso.
- Nel caso di un lavoro sedentario bisogna alzarsi in piedi per qualche momento e portare calze elastiche.
- Assolutamente da evitare sono i bagni troppo caldi e le situazioni ambientali dove la temperatura sia troppo elevata (sauna).
- Soprattutto bisogna indossare costantemente calze elastiche idonee.
- La calza elastica è, a tutti gli effetti, un dispositivo terapeutico
- Una calza della compressione idonea sarà in grado di prevenire problemi venosi durante la gravidanza ed il post-partum.
martedì 16 marzo 2010
Controlli al seno
E’ invece fondamentale, specialmente per la prevenzione del cancro al seno, fare controlli periodici.Conviene essere adeguatamente informati ed affidarsi ad uno Specialista del campo.

- 20 ANNI: Questo periodo della donna è caratterizzato da un’eccessiva produzione di estrogeni. La situazione ormonale può essere causa di fisiologica tensione mammaria in fase premestruale.Non è necessario, in assenza di patologia, effettuare alcun controllo specialistico, ad eccezione dei casi di provata ereditarietà o significativa familiarità. In questi casi sarà lo Specialista di fiducia a suggerire la frequenza dei controlli, che devono comunque consistere di esame clinico ed ecografia.
- 30 ANNI: La ghiandola mammaria è ancora molto sensibile alle stimolazioni ormonali. La sintomatologia è quindi caratterizzata ancora da tensione mammaria in fase premestruale, benché alle volte si possano registrare cambiamenti sia nell'intensità del dolore sia nella durata. Annualmente è corretto eseguire un controllo composto da esame clinico ed ecografico. La frequenza dei controlli resta comunque a discrezione dello Specialista, che deciderà in base alla complessità del quadro e alla familiarità della Paziente.
- 40 ANNI: Con il passare degli anni tende percentualmente a ridursi la sensibilità della ghiandola mammaria alle stimolazioni ormonali ed è per questo che in genere si riduce la sensazione di tensione mammaria e di dolore che caratterizzano il periodo premestruale. Diversa è chiaramente la situazione in caso di assunzione di pillola anticoncezionale o di displasia fibrocistica accertata. È consigliabile eseguire controlli annuali composti da esame clinico e mammografia. È a discrezione dello Specialista che esegue la mammografia effettuare o richiedere l'integrazione con esame ecografico e stabilirne la frequenza (in assenza di situazioni considerate a rischio il controllo mammografico è annuale, mentre quello ecografico può essere semestrale).
- 50 ANNI: È sempre meno frequente una risposta della ghiandola mammaria alle stimolazioni ormonali. Inoltre, bisogna sempre tener presente che possono irradiarsi al seno dolori che provengono dalla colonna cervico-dorsale e dalle spalle. La sintomatologia mammaria può essere diversa nelle donne che assumono terapia ormonale sostitutiva, che devono essere pertanto adeguatamente seguite. La frequenza dei controlli è sempre annuale, tranne che per pazienti specificatamente a rischio (ereditarietà, familiarità, terapia ormonale sostitutiva) o per quadri mammari particolarmente complessi.
Il papilloma Virus

A partire dal mese di marzo 2008, la campagna di offerta del vaccino attiva e gratuita sarà rivolta alle ragazze dagli 11 ai 12 in modo uniforme in tutto il territorio italiano (a partire da quelle nate nel 1997), e negli anni produrrà una progressiva immunizzazione della popolazione giovane adulta esposta al rischio di infezione.
Per favorire la diffusione in tutto il Paese della vaccinazione pubblica contro il carcinoma della cervice uterina, nella Finanziaria 2008 sono stati stanziati 30 milioni di euro come contributo aggiuntivo alle risorse già previste nell’ambito dei fondi per l’assistenza farmaceutica. Altri 40 milioni di euro sono stati reperiti dai capitoli di bilancio del Ministero della Salute.
A fine aprile tutte le regioni hanno disposto i calendari per la somministrazione dei vaccini contro il virus HPV, le famiglie possono rivolgersi alle proprie ASL per informazioni sulle modalità di effettuazione
Quali sono i sintomi del Virus Papilloma?
Il Virus Papilloma può causare verruche con molte caratteristiche differenti. Esse possono apparire piccole o grandi, piatte o in rilievo, singole o multiple; qualche volta le verruche non sono persino visibili. I più comuni posti per rilevare le verruche sono fuori della vagina, sul pene, e attorno all'ano. Nelle donne il Virus Papilloma può portare allo sviluppo di verrucche dentro la vagina e anche sulla cervice, In circa metà dei casi, le persone infette con il Virus Papilloma non hanno nessuna verruca.
martedì 2 febbraio 2010
Il tri-test
Viene effettuato dalla quindicesima alla diciottesima settimana di gravidanza e si esegue con un semplice prelievo del sangue, che viene successivamente analizzato da un laboratorio specializzato. Questa analisi consiste nella valutazione del dosaggio nel sangue materno di tre sostanze che hanno origine dal feto e dalla placenta. Se le concentrazioni di queste sostanza nel sangue materno non corrispondono ai parametri normali, potrebbero segnalare un problema genetico del bimbo. Infatti, il tri-test, risulta positivo in circa il 55 per cento dei feti con alterazione dei cromosomi. Il tri- test fa parte di una serie di accertamenti che vengono eseguiti gratuitamente durante la gravidanza e viene effettuato in quasi tutte le strutture ospedaliere.
Per incrementare la stima del rischio di avere un bambino Down il Tritest viene ora associato al test della "translucenza nucale", un'indagine ecografica che si esegue tra la 10° e la 13° settimana di gestazione. L'esame consiste nella misurazione dello spessore di edema (accumulo di liquido) sottocutaneo a livello della nuca del feto: questa zona, infatti, tende ad avere dimensioni aumentate negli individui affetti da mongolismo.
Boel Test

Lussazione dell'anca
La guarigione può avvenire in 3-4 mesi, come in sei o dopo un anno.

- Nel neonato: solo una vista ortopedica pediatrica permette di identificare la condizione di instabilità, che normalmente non produce segni o sintomi evidenti.
- Nel bambino che ancora non cammina: l'azione della muscolatura può avere già portato ad una lussazione parziale (sublussazione) o completa dell'articolazione. Questa si presenta con un accorciamento della coscia corrispondente (facendo piegare le ginocchia al bambino appoggiato sul dorso si può notare che le due ginocchia non sono allo stesso livello), con un asimmetria delle pieghe cutanee della natica, con una limitazione dell'abduzione dell'anca interessata (ovvero una difficoltà nel divaricare).
- Nel bambino che cammina: l'effetto del peso corporeo tende a lussare l'articolazione, producendo un accorciamento dell'arto corrispondente e quindi una zoppia. Il bambino è costretto a camminare sull'avampiede.
- Nell'adulto si possono verificare due condizioni, a seconda che l'anca sia lussata oppure no. Nel primo caso, i problemi sono più spesso a carico della colonna (iperlordosi) e del ginocchio (valgo), che vengono costretti ad un sovraccarico funzionale di compenso. Nel secondo caso, un anca sublussata o centrata ma con un acetabolo poco profondo (displasia residua) può sviluppare precocemente un artrosi severa, che differisce da quella primaria per la grave limitazione della rotazione esterna e per l'importante accorciamento dell'arto.
lunedì 25 gennaio 2010
Mamme con malattie genetiche o cromosomiche.
Consente di avere figli sani grazie a una selezione degli ovociti (e non degli embrioni, vietata dalla Legge 40), mettendo d’accordo etica e scienza.

martedì 19 gennaio 2010
La respirazione nel parto
All'inizio della prima fase delle doglie le contrazioni sono lievi e consentono di respirare profondamente.
Una delle funzioni più importanti dei corsi pre-parto è proprio quella di insegnare alle future mamme, quali siano le migliori tecniche di respirazione al fine di rendere il dolore più sopportabile.

Bisogna inspirare in profondità, percepire le proprie narici che si dilatano filtrando l'aria per poi espirare attraverso la bocca sentendo il proprio addome gonfiarsi nell'inspirazione per poi abbassarsi nell'espirazione proprio come un'onda che prima giunge alla spiaggia e poi si ritira nuovamente nel mare.
Questo è senza dubbio l'esercizio migliore per sintonizzarsi con il proprio corpo ed in particolare con il proprio utero durante il travaglio e consente un buon rilassamento sin dai primi momenti.
Avventurandosi nelle contrazioni più forti invece si consiglia di accompagnare ognuna di essa con il respiro, nel momento in cui se ne percepisce il sopraggiungere ci si impegna in una sorta di profondo respiro di benvenuto per poi espirare piano piano.
Con l'allontanarsi della contrazione è importante espirare a fondo come se si stesse ripulendo il proprio corpo soffiando fuori la sensazione di dolore provata. Questa sorta di respiro di sollievo è importante perchè aiuta a rilassare il corpo tra una
contrazione e l'altra riposando la partoriente dopo lo sforzo appena eseguito e segnalando a chi assiste che quello è il momento migliore per comunicare con lei o per farle cambiare posizione.
Bisogna abituarsi a concepire il respiro come naturale anche in situazioni di sforzo, cercando di non opporsi al dolore ma di accompagnarlo respirando profondamente.
Quando le contrazioni raggiungeranno il proprio apice probabilmente la futura mamma sentirà la necessita di respirare con la parte alta del torace rendendo il respiro più rapido ma per forza di cose anche più superficiale per via dei brevi tempi tra una contrazione e l'altra.
Il post-parto
Il parto è, infatti, una grande "emozione", ma anche grande fatica per la mamma. E' normale che dopo aver partorito, la donna accusi oltre a un po' di stanchezza, anche qualche piccolo disturbo.
Nessun allarme però, sono inconvenienti destinati a sparire in breve tempo da soli e con l'aiuto di qualche piccola accortezza.

- Uno dei disturbi che possono manifestarsi subito dopo il parto è il mal di testa. Durante la fase espulsiva, un'eccessiva tensione dei muscoli della nuca provoca la cosiddetta cefalea muscolo-tensiva, che può essere curata con l'assunzione di un analgesico. Il travaglio richiede un notevole dispendio di energie ed è normale che in questa fase l'organismo bruci il glucosio a disposizione. Questo può provocare il calo ipoglicemico, che può causare anche mal di testa. In questo caso basta fornire nuova energia all'organismo attraverso l'alimentazione (pane, fette biscottate, cereali).
- In circa la metà dei parti viene praticata l'episiotomia, una piccola incisione del perineo che viene suturata subito dopo la nascita del piccolo. Quando viene meno la leggera anestesia effettuata prima di applicare i punti, la mamma può sentire fastidio, indolenzimento e un leggero bruciore. Ma tutto rientra nella norma. L'unica accortezza è quella di lavarsi usando saponi per l'igiene intima blandamente disinfettanti ed emollienti. Nel giro di qualche giorno i punti non si faranno più sentire.
- Lo sforzo richiesto durante il travaglio affatica tutti i muscoli, quindi è normale sentirsi dopo il parto stanche e indolenzite. Chi subisce l'impegno più intenso è senza dubbio la schiena, i cui muscoli possono risultare doloranti anche dopo qualche giorno di distanza dal parto.
Per evitare questi disturbi, o almeno per alleviarli, preparatevi al parto con lo stretching, lo yoga o il nuoto. Queste attività allenano i muscoli ad allungarsi e a sopportare trazioni e stress prolungati, e inoltre abituano anche a una respirazione più regolare, utile durante le fasi del travaglio.
Lampade UVA in gravidanza
noltre a differenza degli UVA emessi dal sole, che agiscono colorando e sollecitando la produzione della melanica, gli UVA della lampade artificiali agiscono solo da abbronzante, non ispessiscono lo strato corneo, che è la parte più superficiale della pelle, e non riducono il pericolo di scottarsi.

Quando invece ci si espone al sole si deve sempre usare la giusta crema protettiva. Ricordiamoci poi che non bisogna mai eccedere nell'esposizione evitando le ore più calde della giornata dalle 11:00 alle 16:00.
Se proprio non riuscite a rinunciare ad una tintarella "artificiale" anche in dolce attesa, cercate di rispettare alcune norme base di sicurezza.
Accertatevi che le apparecchiature abbiano il marchio CE esposto che ne attesta la sicurezza e non fate mai più di una seduta a settimana. Evitate le docce solari che vi obbligano a stare in piedi per lungo tempo il che potrebbe procurarvi una momentanea perdita dei sensi.
martedì 12 gennaio 2010
L infertilità femminile
Per la diagnosi il medico avrà bisogno di avere un quadro preciso della paziente che dovrà sottoporsi prima di tutto a un esame obiettivo manuale e successivamente a esami di tipo ormonale e ovulatorio.
Dopo avere definito i valori di queste indagini il medico potrà sottoporre la donna a due test: quello del muco cervicale ("mucus cervical score") e quello post-coito ("post coital test").

Il muco a metà del ciclo si dovrebbe presentare filamentoso, chiaro e abbondante. La presenza di muco scadente, durante l'esame del muco cervicale costituisce una barriera al passaggio degli spermatozoi.
Nel secondo test, che viene eseguito in fase ovulatoria, si possono ottenere informazioni sulla recettività del muco cervicale e sulla capacità degli spermatozoi di raggiungere e sopravvivere nel muco. Il rapporto muco/spermatozoi viene valutato attraverso la conta e la motilità degli spermatozoi presenti a livello vaginale e cervicale.
Durante la fase di indagine sulle ragioni della sterilità verrà anche effettuato il dosaggio di ormoni specifici: prolattina, gonadotropina e ormoni tiroidei.
Il medico potrà prescrivere altri esami di valutazione come l'isteroscopia, l'isterosonografia, la laparoscopia (consente la visione diretta delle ovaie, delle tube e della superficie esterna dell'utero attraverso una piccola incisione praticata nell'ombelico). Infine, la mappa cromosomica.
giovedì 7 gennaio 2010
La placca batterica bambini
Questa patina si fissa soprattutto sul colletto dei denti, estendendosi poi agli spazi tra loro e ai solchi dei molari.
La placca batterica non ha colore, essa è quindi difficilmente visibile da un occhio inesperto.
E' buona regola quindi abituare al più presto il bambino alla pulizia quotidiana dei dentini.

All' inizio dovrete lavare i denti del vostro bambino due volte al giorno, prima cosa da fare il mattino, ed ultima da fare la sera.
Usate sempre uno spazzolino che sia stato progettato per questo scopo, che abbia una testina molto piccola e setole morbide.
Quando gli lavate i denti, usate lo spazzolino anche per massaggiare delicatamente le gengive. Quando vostro figlio diventerà più grande, non dovrete più spazzolare per lui i suoi denti, ma dovrete seguirlo perché inizi a sviluppare una tecnica corretta di spazzolamento.
Scottature ed ustioni
Ma come fare se il bimbo si scotta?
A seconda della gravità le ustioni possono essere di tre gradi:

- Se di primo grado, la pelle appare soltanto arrossata; se di secondo, la cute si arrossa e compaiono bolle o segni di erosione; in caso di ustione di terzo grado, infine, la pelle è solcata da ulcere, ovvero ustioni profonde. Per un'ustione di primo grado o di secondo grado superficiale, basta applicare una crema a base di cortisone (prescritta dal pediatra o dal dermatologo), fino alla scomparsa dell'eritema.
- Se invece il problema è più grave, nei casi di ustione di secondo grado profondo o di terzo grado, è indispensabile rivolgersi allo specialista. Possono verificarsi, infatti, complicanze a livello cutaneo, perché la cute ferita dall'ustione rischia di infettarsi. Nei casi più gravi non mancano problemi a livello sistemico, con febbre e/o scompenso idro-elettrolitico, cioè il bimbo perde liquidi e sali minerali. In entrambi i casi bisogna ricoverare il piccolo in ospedale.