In Italia sono state istituite una decina di banche pubbliche destinate alla raccolta del sangue del cordone ombelicale che viene donato dai genitori ad uso della comunità – si parla in questo caso di "donazione eterologa"-, ma la legge italiana al momento non consente l'istituzione di strutture private dedicate a questo scopo.
martedì 9 dicembre 2008
Cellule staminali e cordone ombelicale
In Italia sono state istituite una decina di banche pubbliche destinate alla raccolta del sangue del cordone ombelicale che viene donato dai genitori ad uso della comunità – si parla in questo caso di "donazione eterologa"-, ma la legge italiana al momento non consente l'istituzione di strutture private dedicate a questo scopo.
lunedì 24 novembre 2008
Il congedo per maternità
la madre lavoratrice dipendente ha diritto ad astenersi dal lavoro 2 mesi prima la data presunta del parto e 3 mesi dopo il parto.
flessibilità del congedo.
La lavoratrice può scegliere di posticipare l'inizio del congedo di maternità astenendosi dal lavoro 1 mese prima della data presunta del parto e 4 mesi dopo il parto.
- Scelta 1
2 mesi prima del parto
3 mesi dopo il parto - Scelta 2 (flessibile)
1 mese prima del parto
4 mesi dopo il parto, con la possibilità, quindi, di lavorare fino all'ottavo mese di gravidanza e prolungare, per il tempo restante, l'astensione post partum (1 mese ante e 4 post).
- Alle lavoratrici dipendenti (anche alle lavoratrici agricole, alle lavoratrici a domicilio, alle colf e alle badanti);
- Alle lavoratrici iscritte alla Gestione separata, che non siano titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali e che versino, dal 1° gennaio 2008, l'aliquota del 24,72%;
- Alle lavoratrici autonome (coltivatrici dirette, mezzadre e colone, imprenditrici agricole a titolo principale, artigiane e commercianti).
- Al padre, lavoratore, in alternativa alla madre lavoratrice in casi particolari (decesso o grave malattia della madre, abbandono ecc.).
venerdì 14 novembre 2008
Togliere il ciuccio
Ecco alcuni consigli:
- la parola d’ordine prima di tutto è la gradualità: bisogna infatti mettersi in testa che ci vuole un lasso di tempo abbastanza lungo per farlo, 1 mesetto circa.
- Bisogna approfittare di quei momenti tranquilli in cui il bimbo non ha particolari stress emotivi: quindi evitare la concomitanza di inserimenti al nido o alla scuola materna.
- Non bisogna farglielo portare fuori casa, ma fargli capire che lo si deve utilizzare solo in determinate situazioni, tipo quando si va a fare la nanna. A questo proposito lo si potrebbe mettere vicino al suo lettino o all’interno di esso e non spostarlo più.
- E la notte? Bisogna armarsi di santa pazienza e farlo veramente grado per grado, magari facendo dei taglietti sul ciuccio stesso in modo da non rendere gradevole il ciucciarlo e dicendo, a questo punto, che il ciuccio si è rotto e che è venuto il momento di gettarlo via.
- Evitare comunque rimproveri e punizioni, ma anzi premiare i passi avanti che si fanno nel non usarlo più.
Lo svezzamento
I tempi in cui dovrai iniziare lo svezzamento del tuo piccolo li stabilirà il pediatra , ti informiamo solo che per disposizione del Ministero della Sanità e dell'Unione Europea, lo svezzamento è raccomandato a partire dal sesto mese compiuto in poi e mai prima.
Cerca di scoprire subito se il tuo bambino soffre di particolari allergie o intolleranze a certi cibi: eviterai molti problemi e complicazioni.
- per iniziare lo svezzamento il bambino deve stare bene;
- seguire le indicazioni del medico e non introdurre nuovi alimenti senza il suo parere;
- se rifiuta un alimento è meglio non insistere ma riprovare nei giorni successivi;
- introdurre un alimento per volta (aspettare qualche giorno prima di inserirne uno nuovo).
- Questo permetterà di individuare facilmente eventuali allergie;
- iniziare con piccole quantità da aumentare lentamente;
- non aggiungere sale nell’intento di rendere più appetibile il cibo;
- usare solo gli alimenti consigliati dal medico per educare il bambino a gusti diversi sfruttando i principi nutritivi propri dei vari cibi.
Al fine di prevenire la comparsa di allergie alimentari, soprattutto nei figli di genitori che soffrono di problemi allergici, è opportuno evitare una introduzione precoce (prima dei 7-8 mesi) nella dieta di alcuni alimenti, quali latte vaccino, uovo, pesce, pomodoro.
Alcuni consigli pratici:
- il brodo di carne non offre vantaggi rispetto al brodo di verdure in quanto le proteine della carne sono contenute nel muscolo e non nel brodo di cottura (dove si ritrovano grassi e sali minerali);
- i legumi (lenticchie, fagioli, ceci, piselli) costituiscono un ottimo alimento, ricchi di proteine di origine vegetale di elevata capacità nutrizionale;
- le verdure vanno inizialmente passate, ma dopo 1-2 mesi dall’inizio dello svezzamento, frullate a pezzettini di circa 1 mm, per mantenere un buon apporto di fibre, indispensabili al buon funzionamento dell’intestino. Il frullato va poi fatto depositare per circa 10 minuti per eliminare l’aria prodotta con il frullatore.
mercoledì 12 novembre 2008
Le vaccinazioni
Grazie alle vaccinazioni è stato debellato in tutto il mondo il vaiolo e tra breve anche la poliomielite sarà solo un brutto ricordo.
- 3 mese di vita (Difterite, Tetano, Pertosse, Polio, Epatite B, Haemophilus influenzae tipo B)
- 5 mese di vita (Difterite, Tetano, Pertosse, Polio, Epatite B, Haemophilus influenzae tipo B)
- 11 mese di vita (Difterite, Tetano, Pertosse, Polio, Epatite B, Haemophilus influenzae tipo B)
- 13 mese di vita (Morbillo - Rosolia - Parotite)
- 6 anni (Difterite - Tetano - Pertosse, Polio, Morbillo - Rosolia - Parotite)
- 16 anni ( Difterite - Tetano)
Vi sono alcune situazioni che possono controindicare la vaccinazione; è necessario quindi che i genitori, prima della vaccinazione, consultino il medico curante che valuterà lo stato di salute del bambino ed indicherà se la vaccinazione deve essere rimandata o evitata.Poco dopo la nascita i genitori vengono informati dalla propria ASL sulla necessità di sottoporre il bambino alle vaccinazioni.
Presso i Centri vaccinali e i Consultori pediatrici vengono effettuate gratuitamente la maggior parte delle vaccinazioni.
mercoledì 5 novembre 2008
I farmaci nella gravidanza
Le sostanze somministrate prima del 20° giorno dal concepimento possono agire secondo la "legge del tutto o del nulla", cioè o provocano la morte dell’embrione o non lo danneggiano affatto.
In questa fase i farmaci che raggiungono l’embrione possono provocare:
- aborto (assai raramente)
- Un importante difetto anatomico
- Un difetto permanente di natura metabolica o funzionale che si può evidenziare in un’epoca successiva.
I farmaci somministrati dopo l’8^ settimana difficilmente hanno un effetto teratogeno, ma possono alterare le funzioni degli organi e dei tessuti fetali normalmente formati. Nelle ore precedenti il parto, i farmaci che passano attraverso la placenta devono essere somministrati con cautela per evitare una tossicità nel neonato, il quale possiede una metabolismo epatico e renale ancora immaturo.
Chi fa uso di farmaci per curare disturbi d'ansia e indurre il sonno, ossia le benzodiazepine, dovrà far ridimensionare il dosaggio visto che tali farmaci provocano nel feto una seria caduta di tono e vitalità, sonnolenza alquanto accentuata e riluttanza alla suzione. Pericolosissimi anche gli antibiotici, specie quelli appartenenti alla famiglia delle tetracicline, perché in grado di produrre malformazioni e deformazioni ossee sul feto e quelli aminoglicosidici. Stop altresì alla streptomicina che può provocare seri danni al nervo acustico del bambino.
Sconsigliata anche la penicillamina che può provocare malformazioni scheletriche e ha fatto registrare un aumento della morbidità perinatale oltre che il warfarin, un anticoagulante orale, che è in grado di attraversare la barriera placentare provocando emorragia del feto ed emorragia mortale in utero oltre che malformazioni a carico del sistema nervoso centrale.
Per quel che riguarda gli analgesici sarà meglio usarli solo in casi estremi perché è stato accertato che il dolore intenso può incidere sulla stimolazione della contrattilità dell'utero. Infine, sarà utile ricordare che l'uso di narcotici, soprattutto l'eroina, può portare all'assuefazione prenatale e per questo motivo i disturbi legati all'interruzione della droga possono essere estremamente pericolosi per il neonato.
giovedì 23 ottobre 2008
I nei
Ma che cosa sono i nei?
La parola neo significa "impronta materna". Ma nel linguaggio comune, indica le "macchie scure"localizzate sulla cute, presenti sin dalla nascita o acquisite nel corso della vita. In realtà, il termine scientifico designa una lesione causata da una malformazione di alcune cellule che costituiscono i tessuti cutanei. La formazione di nei è legata ad una predisposizione genetica, quindi è facile che chi ha un genitore con tantio nei ne veda comparire anche sulla propria pelle.
Con quale frequenza è bene controllarli?
A meno che non vi siano nei congeniti di dimensioni rilevanti, una prima visita dermatologica può essere programmata in età scolare, per poi effettuare un controllo ogni 3 anni. Prima di questa data, sarà il pediatra ad indirizzare eventualmente il bimbo dal dermatologo se nota una macchiolina sospetta.
In età adulta, invece, la cute e i nei devono essere controllati una volta all'anno.
Va detto infatti che il melanoma, il tumore maligno dei melanociti è una patologia che interessa prevalentemente l'adulto:sotto i 15-18 anni è estremamente raro e per lo più insorge su nei giganti.
E' importante , inoltre che durante la visita vengano controllati non solo i nei, ma tutta la pelle: è accertato, infatti che il melanoma si sviluppa nel 60% dei casi da un neo preesistente, ma nel 40% dei casi si forma da cute sana.
Quando un neo deve insospettire?
In linea generale , un neo, deve preoccupare , e quindi indurre a rivolgersi ad un dermatologo, quando presenta caratteristiche che possono essere riassunte nell'acronimo ABCDE:
A= asimmetria. Se dividiamo idealmente il neo a metà, le due parti dovrebbero essere simmetriche fra loro
B= bordi irregolari. I contorni di un neo di solito sono regolari
C= Colore non uniforme. Ogni neo ha un suo colore caratteristico, a seconda del tipo clinico cui appartiene: meglio farsi controllare se il colore cambia nel tempo o vi sono più colori su uno stesso neo
D= dimensione. Se un neo ha dimensioni superiori a 6 millimetri di diametro o è cresciuto in pochi mesi, deve essere tenutio sotto controllo
E= evoluzione. E' forse il parametro più importante: deve insospettire un neo che subisce qualunque modificazione , di colore, dimensioni, forma, nel giro di breve tempo o se comincia a sanguinare o a dare prurito
Va ribadito ,però, che nell'infanzia i nei crescono inevitabilmente, quindi queste regole non vanno intese in senso stretto
mercoledì 22 ottobre 2008
L'amniocentesi
Il prelievo dei villi coriali consiste nel prelevare un piccolo frammento di tessuto coriale, cioè di quel tessuto che diventerà la placenta.
Le indicazioni sono quasi le stesse dell’amniocentesi; essendo modicamente più rischiosa dell’amniocentesi deve essere effettuata solo per casi estremamente selezionati.
Il suo innegabile vantaggio consiste nella precocità della diagnosi.
Un altro esame che viene eseguito per lo screening della sindrome di Down e che ha il vantaggio di non essere invasivo, è lo studio della "Traslucenza nucale" , che consiste nella misurazione ecografia dello spessore del tessuto sottocutaneo retronucale del feto. Questo esame, se associato al bi-test, può raggiungere una sensibilità del 95%.
Sopportare i disturbi della gravidanza
Con qualche piccolo accorgimento può migliorare: ecco dei piccoli consigli per combattere la nausea...
martedì 21 ottobre 2008
La pelle di bambini
Dai 10 ai 13 anni
Dai 7 ai 9 anni
Dai 3 ai 6 anni
Il plantare ortopedico
- Tutto è Ok se la traccia è a forma di triangolo. In pretica: si vede bene l'appoggio del tallone, quello del bordoesterno del piede, della testa dell'alluce e del mignolo. Manca invece l'impronta della parte interna del piedino. In questo casa, le scarpe ideali sono quelle con una cupola preformata al centro della volta plantare: aiutano il piedino a mantenere la sua curva fisiologicx senza inutili stress.
- Quando invece il piede è piatto, l'impronta è totale e si nota anche l'orma dell'arco interno. Anche in questa eventualità, però, i plantari ortopedici non sono la prima scelta: per lo meno finchè il piede è in crescita.
- Se il bambino ha meno di 4 anni è sufficiente lasciarlo correre e giocare per rinforzare i muscoli del piede e far sì che l'arco plantare acquisti la sua forma naturale. Nell'85% dei casi ,infatti, il piede piatto si risolve da solo.
- Se il bambino ha più di 4 anni, è bene consultare un ortopedico pediatra. Lo specialista effettuerà la prova di correggibilità: inviterà il piccolo a mettersi sulle punte dei piedi ed osserverà se si forma un arco plantare sufficientemente arcuato e se il tallone gira in dentro. In questo caso, vale la pena di insistere ancora con il movimento. Solo se non c'è possibilità che il piede si corregga da solo (l'arco è assente), il medico prescriverà i plantari.
martedì 14 ottobre 2008
I tacchi in gravidanza

Dal secondo trimestre il peso della pancia costringe a stare con il bacino in avanti e la schiena all'indietro.Di conseguenza, alcuni muscoli sono soggetti ad una contrazione innaturale, che può infiammare le terminazione nervose. Ecco perchè è importante scegliere il tacco giusto.
Questo non significa dire addio ai tacchi: qualche volta si possono indossare, ma non puù di due ore consecutive.
lunedì 13 ottobre 2008
I benefici dell'olio d'oliva

- Riduce il coleseterolo LDL (quello "cattivo" coinvolto nella comparsa dell'arteriosclerosi)
- Diminuisce significativamente il rischio d'infarto
- Stimola le secrezioni digestive e a differenza del burro, non aumenta il tempo di permanenza dei cibi nello stomaco, nè causa il fastidioso fenomeno del reflusso
- Favorisce la contrazione della cistifellea, frenando così la formazione di calcoli e migliorando l'assorbimento intestinale dei nutrienti
- Combatte la stitichezza, contribuendo ad avviare i movimenti dell'intestino
- Stimola la formazione del tessuto osseo
- Agisce come antinfiammatorio perchè contiene una particolare sostanza che si comporta in modo simile all'iboprofen, principio attivo utilizzato in diversi farmaci antinfiammatori ed antidolorifici.
Buono per gli adulti, l'olio d'oliva è ottimo per i bambini che, per crescere bene e sviluppare al meglio i tessuti corporei devono assumere con i grassi circa il 30% delle calorie totali giornaliere. La leggerezza, la digeribilità e la particolare composizione lo rendono il condimento perfetto sin dal periodo dello svezzamento. Aggiunto alle pappe le rende più gustose e gradevoli al palato, ma anche più avanti, nel corso dello sviluppo, rimane il condimento ideale ed è dimostrato che 20 grammi di olio d'oliva (circa due cucchiai di minestra) nel corso della giornata sono una dose consigliabile per garantire ai bambini la crescita migliore.
Quale olio scegliere?
Si può peccare sulla superficialità puntando solo sulla notorietà della marca, oppure, al contrario, ricercare il prezzo più basso, convinti che gli oli d'oliva siano tutti uguali. Ma basta leggere l'erichetta per rendersi conto che ne esistono diverse categorie . Deve comunque rispondere a 3 requisiti:
- Sia del tipo extravergine
- sia in perfette condizioni di conservazione
- incontri il gusto dei nostri piccoli
Al supermercato si possono trovare tre categorie diverse di olio d'oliva, distinguibili l'una dall'altra per la diversa denominazione:
- Olio d'oliva extravergine: di gusto perfetto e bassa acidità, conserva tutto il suo patrimonio di vitamine e di aromi
- Olio d'oliva: ottenuto miscelando olio di oliva raffinato (sottoposto a trattamenti chimici per eliminarne l'acidità, il cattivo odoro, il sapere imperfetto) con una certa quantità di olio d'oliva vergine
- Olio di sansa di oliva è il livello di qualità più basso. La sansa è il residuo solido che rimane dopo aver spremuto tutto l'olio dalle olive
Mangiare in gravidanza
venerdì 10 ottobre 2008
Il parto in acqua
La nuova sensibilità per le necessità della partoriente e del nascituro, hanno pemesso di sviluppare questa metodologia che ha trovato origine dalle esperienze del medico russo Igor Tjarkowskij. Oggi il parto in acqua è una pratica consolidata in molti ospedali europei.

- L'acqua ha il grande potere di alleggerire il peso del corpo, permettendo così alla donna di muoversi con maggiore facilità per scegliere la posizione che preferisce.
- L'immersione nel liquido tiepido produce effetti benefici anche sul dolore, perchè favorisce ed aumenta la produzione di endorfine, sostanze naturali che hanno un potere analgesico.
- Inoltre rilassa la muscolatura: le tensioni del corpo si sciolgono, la dilatazione dell'utero viene favorita ed i tempi del travaglio si accorciano (secondo le statistiche i parti in acqua durano 30- 40 minuti in meno degli altri). Grazie a quaesti effetti naturali, sono pochissime le mamme che chiedono un antidolorifico per sopportare meglio le contrazioni.
- Un altro vantaggio rilevante è la riduzione delle episiotomie: nelle donne che partoriscono in acqua non è quasi mai necessario praticare il taglietto tra la vagina e l'ano, effettuato per evitare la lacerazione dei tessuti. L'acqua calda favorisce infatti una maggiore irrorazione sanguinea dei genitali e per questo motivo le lacerazioni sono rare anche in chi è al primo parto.
- Le vasche utilizzate negli ospedali sono abbastanza grandi per consentire alla donna di muoversi e di accogliere un altra persona, per esempio il padre, se lo desidera.
- La temperatura dell'acqua è intorno ai 37 gradi e rimane costante per tutta la durata del travaglio e del parto. L'immersione deve avvenire nella fase di travaglio attivo, cioè quando la dilatazione dell'utero è di 3-4 centimetri. Alcune mamme, decise fin dall'inizio a vivere questa esperienza, quando entrano nella vasca si sentono a disagio; altre , che non l'hanno programmato se ne sentono attratte. Allo stesso modo ci sono donne che vivono bene sia il travaglio sia il parto, altre che si sentono più sicure a far nascere il loro piccolo all'asciutto. Comunque viene sempre garantita la massima libertà: la donna è libera di uscire dalla vasca in qualsiasi momento, di entrare di nuovo se lo desidera, di alternare momenti in acqua e altri sulla sedia o sul lettino.
- Il neonato in questo modo risente meno del trauma del parto, in quanto il liquido caldo icorda l'ambiente familiare intrauterino, e attenua luci, colori e rumori. L'ambiente è quindi rallentato e più dolce rispetto alla nascita in sala parto ed è per questo che di solito i piccoli che vengono alla luce in acqua non piangono subito
giovedì 9 ottobre 2008
Latte Vaccino

- Ha una componente molto diversa. Le femmine di ogni specie di mammiferi producono latte con la composizione più adatta a sostenere la crescita dei propri piccoli. Il latte umane contiene proteine, grassi e sali minerali in concentrazione ottimale per nutrire un bambino nei suoi primi mesi di vita; il latte vaccino, invece, è adatto a sostenere lo sviluppo di un vitellino, che ha una velocità di crescita ben superiore a quella di un bebè e di conseguenza il suo apporto di proteine è molto più elevato rispetto al altte umano
- Un apporto proteico eccessivo per il bimbo può provocare un sovraccarico di lavoro per i glomeruli renali, le strutture microscopiche del rene che hanno il compito di filtrare il sangue, per estrarne le sostanze tossiche da espellere con l'urina.
- Un'alimentazione troppo ricca di grassi insaturi nei primi mesi di vita può favorire l'insorgere di obesità e ipertensione nel corso della vita adulta
- Un eccessiva quota di sali minerali favorisce la disidratazione
- Il latte vaccino contiene ferro non facilmente digeribile e in dosi insufficienti
- Se il latte vaccino viene introdotto nell'alimentazione del bambino prima dell'anno di vita c'è il rischio che il piccolo sviluppi un'anemia sideropenica dovuta appunto ad una carenza di ferro.
- Il latte vaccino può provocare qualche allergia alle proteine in esso contenute. Quindi sono a rischio i bambini con genitori che soffrono a loro volta di allergie
- L'allergia al latte vaccino può manifestarsi con una grande varietà di sintomi,: dermatite atopica, orticaio, disturbi gastrointestinali, coliche notturne, e raramente tosse
Sintomi Gravidanza

- Tensione al seno: questo sintomo può essere facilmente confuso con il classico turgore premestruale. Il seno appare gonfio e dolorante provocando, al tatto, dolore e fastidio. I capezzoli sono irritabili e molto sensibili. Le vene delle mammelle più evidenti, l’areola è più scura e sulla sua superficie possono fare la loro comparsa dei piccoli rilievi chiamati Tubercoli del Montgomery
- Tensione addominale: sintomo difficilmente riconoscibile e che può facilmente essere confuso con il senso di pesantezza addominale che caratterizza il periodo premestruale.
- Dolori al basso ventre
- Perdite ematiche: poco frequenti.Il più delle volte, infatti, sono dovute a un’atrofia di segmenti di decidua. Possono essere sia rosse che di colore scuro e non sono mai eccessivamente abbondanti.
- Stanchezza: spossatezza, colpi di sonno improvvisi, senso di fatica, apatia… sono sintomi comuni che non dipendono dalle ore di sonno. Potrà capitare di addormentarsi davanti alla televisione, leggendo un libro, persino al cinema. Nulla di preoccupante. Si tratta semplicemente della conseguenza del lavoro incessante compiuto dagli ormoni per permettere il buon proseguimento della gravidanza.
- Nausea: la nausea, che interessa il 50% delle donne incinta, è molto comune nel primo trimestre di gravidanza e può fare la sua comparsa già nelle primissime settimane, prima dell’amenorrea. Per molte donne è il primissimo segnale dell’avvenuto concepimento. È facilmente distinguibile dalla nausea dovuta ad altre cause perché è apparentemente immotivata. Può fare la sua comparsa in qualsiasi momento della giornata o può essere una sensazione costante durante tutto il giorno. Quasi mai è accompagnata da vomito (per lo meno all’inizio) e non compromette necessariamente l’appetito. È spesso causata da un odore percepito come molto forte e fastidioso ed è spesso accompagnata da un aumento della salivazione.
- Tendenza a urinare più spesso: è un sintomo molto frequente che si manifesta qualche giorno prima la mancata mestruazione ed è dovuto alla maggiore spinta sulla vescica da parte dell’utero.
I test di gravidanza attualmente in commercio (costo intorno agli 8€. Possono essere acquistati anche al supermercato) sono molto attendibili e lo sono senza ombra di dubbio qualora il risultato sia positivo. Si tratta, infatti, di striscioline reattive che si colorano in presenza dell’ormone Beta-HCG. Per essere attendibili (e non dare, quindi, un risultato negativo qualora sia positivo) andrebbero eseguiti utilizzando l’urina del mattino, in cui è presente un’alta concentrazione di ormone. Il risultato è molto veloce essendo leggibile già 2 minuti dopo l’esecuzione del test.
Il test può essere eseguito già a partire dall’8° giorno dopo l’ovulazione e, quindi, prima della mestruazione attesa. Si consiglia di effettuarlo solo qualche giorno dopo la presunta data delle mestruazioni.
Le ecografie
A partre dagli anni 80, l'ecografia ha davvero rivoluzionato l'ostetricia: finalmente il feto è diventato visibile. Un'emozione ormai irrinunciabile per mamme e papà.
- Primo Trimestre: si effettua intorno alla dodicesima settimana e serve a datare la gravidanza, stabilire il numero di embrioni, e rilevare eventuali patologie ovariche e uterine (come fibromi o cisti).
- Secondo Trimestre: si efefttua tra la ventesima e ventiduesima settimana e viene chiamata "morfologica" perchè esamina la corretta anatomia fetale. Negli Usa si fa solo questa.
- Terzo Trimestre: si esegue alla trentaduesima settimana per controllare il buon accrescimento ed il benessere fetale in vista del parto . E può essere sostituita da una puntuale e progressiva misurazione esterna della crescita dell'utero
Infezioni vie respiratorie
mercoledì 8 ottobre 2008
La pelle in gravidanza

Il massaggio in gravidanza

- la regione pelvica
- la spina dorsale
- la muscolatura della schiena
- la regione addominale, in particolare, dovrà essere solo minimamente sollecitata, senza esercitare pressioni.
Tra i benefici:
- diminuzione dell’insonnia
- mantenimento di una corretta postura
- sollievo alle articolazioni relativamente al maggior peso da sostenere
- sollievo al collo e alla schiena provati dallo squilibrio dei muscoli e dalla relativa debolezza
- riduzione del gonfiore delle mani e dei piedi dovuto al ristagno di liquidi
- alleviare il frequente (in questi casi) dolore del nervo sciatico
- preparare i muscoli ad essere usati durante il parto
- migliora il tono muscolare
- favorisce una buona ossigenazione della pelle
- stimola la produzione di endorfine con benefici effetti sugli stati d’ansia.
Alcuni medici sconsigliano la pratica del massaggio durante il primo trimestre di gravidanza a causa dei forti cambiamenti fisici ed ormonali cui è soggetta la donna. Solo a partire dal secondo trimestre, infatti, la donna avrà acquisito dimestichezza con la gravidanza e potrà giovare delle sollecitazioni del massaggio. Sollecitazioni che non dovranno comunque essere mai troppo insistite per non causare disagio e dovranno essere accompagnate da un dialogo costante e rassicurante tra il terapista e la futura madre. Nel secondo trimestre il massaggio potrà essere effettuato una volta alla settimana per una durata variabile tra i 10 minuti e un’ora, nel terzo trimestre la frequenza dei trattamenti potrà anche raddoppiare. L’uso di lozioni durante il massaggio è ammesso purché siano inodori, nel rispetto della alta sensibilità olfattiva della donna in gravidanza.
L'importanza dell acido folico
- nei cereali,
- nel lievito di birra,
- nel fegato,
- nelle foglie (da cui l'attributo "folico")
- negli spinaci.
- nei broccoli
- nei fagioli
- nell'insalta
- nei piselli
- nelle lenticchie
- nel pane
- negli agrumi
- nelle banane
- nei datteri
- nei meloni
Dopo essere stato assorbito a livello intestinale, l'acido folico viene attivato dal fegato, che lo trasforma in acido folinico, lo distribuisce ai vari tessuti o, eventualmente, lo deposita come riserva.
E' molto importante per l’organismo, in particolare durante il periodo della gravidanza. Nel periodo dell’attesa infatti, il fabbisogno di questa vitamina aumenta notevolmente per tutelare la salute del bimbo e per questo motivo è consigliata una sua assimilazione costante e in misura sufficiente per il benessere di mamma e bebè.
Negli ultimi decenni, l’acido folico è stato riconosciuto come essenziale nella prevenzione delle malformazioni neonatali, particolarmente di quelle a carico del tubo neurale, che si possono originare nelle prime fasi dello sviluppo embrionale.
La carenza di acido folico nelle prime fasi della gravidanza aumenta fortemente il rischio di malformazione del feto, in particolare di difetti del tubo neurale (DTN) associati a spina bifida o anencefalia. Sembra inoltre, che questa vitamina contribuisca a prevenire anche dei difetti di: labbro, palato, cuore, reni e arti.
Consumare quotidianamente una buona quantità di frutta e verdura è senza dubbio una buona abitudine, ma per aiutare l'embrione a svilupparsi regolarmente è necessario un apporto aggiuntivo, che può essere introdotto in due modi:
- assumere ogni giorno un prodotto farmaceutico che lo contenga, previo il consenso e l'indicazione del medico
- consumare alimenti addizionati con acido folico, specifici per le mamme in gravidanza (da poco in commercio anche in Italia).
martedì 7 ottobre 2008
Benvenuti
